Roma all’alba è maestosa. Le luci, i colori e gli odori a cui Maratona di Romasembri essere abituato ti entrano dentro prepotentemente. E noi volontari lo riscopriamo ad ogni Maratona.
Nei mezzi che ci trasportano dalla sede al luogo dell’incontro c’è un silenzio assoluto, rotto solo da qualche battuta buttata qua e là per smorzare la tensione di ognuno di noi. C’è sempre un carico emotivo importante nel tragitto che ci separa dall’evento che abbiamo preparato per mesi e non importa se per molti di noi è la ventunesima maratona, la decima, la seconda: c’è il timore che qualcosa di programmato al dettaglio nei giorni precedenti possa, improvvisamente, andare storto. C’è l’emozione che si prova nel veder finalmente realizzati gli sforzi messi in campo da mesi. C’è il silenzio commovente dei nuovi, i loro occhi pieni di paura dell’essere o meno all’altezza di qualcosa di così grande ( e poi, diciamolo, alla fine lo sono sempre). C’è lo sguardo preoccupato dei veterani che sanno sulla loro pelle come leMaratona di Roma cose possano cambiare in qualsiasi momento. E finalmente si arriva. Ci si saluta ed ognuno prende la propria postazione: la squadra logistica inizia a montare la postazione medica, la squadra sanitaria allestisce l’interno, la squadra di Protezione Civile si prepara, radio alla mano, ad espletare al meglio il proprio servizio. Siamo tutti lontani ora, disseminati sul percorso, e l’unico confortante modo per sapere che tutto sta procedendo nel giusto verso è sentire i tuoi compagni rispondere alle chiamate via radio.
brindisiE’ tutto finalmente pronto, si tira il primo sospiro di sollievo. Parte la gara. E’ sempre emozionante vedere gli atleti impegnati: loro, alla fine, sono come noi. Si sono allenati per mesi per questa giornata e la loro emozione è la nostra emozione, il loro sudore è il nostro sudore. Siamo lì per loro ma è come se, in realtà, loro fossero lì per noi: a ricordarci sempre che la nostra fatica, per quanto grande sia lo sforzo, verrà sempre ripagata all’arrivo, al traguardo. E mentre il loro traguardo è sotto l’imponente Colosseo, il nostro è a fine gara. Negli occhi stanchi ma felici di noi volontari. Nell’abbraccio stretto durante le foto di gruppo. Nel calare della tensione nello sguardo di tutti. E mentre carichiamo quei mezzi che la mattina ci avevano visti silenziosi e tesi, ora ridiamo, scherziamo, siamo stremati dalla fatica ma al settimo cielo: siamo i maratoneti del volontariato. E, finalmente, anche per noi è giunta la gioia di tagliare il nostro personale traguardo.

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